L’obesità è una malattia complessa e multifattoriale, determinata dall’interazione di fattori genetici, ormonali, ambientali, sociali e comportamentali, spesso aggravata da abitudini alimentari scorrette e sedentarietà. Con la Legge n. 149 del 3 ottobre 2025, l’Italia ha riconosciuto ufficialmente l’obesità come patologia cronica, progressiva e recidivante, segnando un passaggio storico nella gestione clinica e sociale della malattia.

Le sue implicazioni sono ampie e richiedono un approccio multidimensionale:

  • Sul piano clinico, l’obesità riduce l’aspettativa di vita ed è un importante fattore di rischio per numerose malattie croniche, tra cui diabete tipo 2, ipertensione, patologie cardiovascolari, OSAS, disturbi osteo‑articolari e vari tipi di tumore.

  • Sul piano psicologico e sociale, compromette la qualità di vita, favorisce stigma, discriminazione, depressione, ansia ed emarginazione, ed è spesso associata a comportamenti alimentari disfunzionali.

Dal punto di vista diagnostico, il BMI (≥30 kg/m²) rappresenta il criterio tradizionale, ma presenta limiti significativi perché non distingue massa grassa e massa magra né valuta la distribuzione del grasso corporeo. Per questo motivo, la diagnosi moderna integra il BMI con ulteriori strumenti:

  • Indici antropometrici avanzati (circonferenza vita, WHtR, WHR, circonferenza del collo) per valutare adiposità viscerale e rischio cardiometabolico.

  • Analisi della composizione corporea (BIA/BIVA) per stimare massa grassa, massa magra, idratazione e angolo di fase.

  • Valutazioni funzionali, come l’handgrip test, utili per identificare la sarcopenia e il deficit muscolare.

Nel complesso, la diagnosi dell’obesità richiede una valutazione integrata che consideri composizione corporea, distribuzione del grasso e funzionalità muscolare, superando i limiti del solo BMI.